collaborazione tra avvocato e mediatore familiare

COLLABORAZIONE TRA AVVOCATO E MEDIATORE FAMILIARE NELL’OTTICA DI UN APPROCCIO INTEGRATO ALLA SEPARAZIONE E AL DIVORZIO:
In questo contesto, Avvocato e Mediatore Familiare sono due diversi professionisti che, pur distinguendosi nettamente per ambiti di lavoro e competenze, hanno a che fare con gli stessi interlocutori, nei confronti dei quali li muove una medesima preoccupazione: tutelare i figli, in particolare i minori, dagli eccessi emotivi che l’esperienza separativa può ingenerare nei loro genitori.

Per questo si è fatta strada l’idea che le due professioni possano avviare pratiche di maggiore conoscenza reciproca e collaborazione, offrendo così un supporto alla riorganizzazione dei rapporti familiari sempre più competente e consapevole.

Tale collaborazione, inoltre può essere di utilità al lavoro del legale che sarà in grado di operare in un campo maggiormente scevro da tensioni e caratterizzato da una migliore intesa comunicativa tra i partners.

La possibilità di offrire ai propri clienti un approccio multidisciplinare dell’evento separativo è di grande importanza in quanto l’evento della separazione e del divorzio viene vissuto su piani diversi, tutti ugualmente importanti. Un mancato approccio a ciascuno di questi porta all’incremento della conflittualità e al fallimento del processo di “buona separazione”.

Per realizzare un’efficace interdisciplinarietà, evidenziamo alcuni aspetti della collaborazione avvocato/mediatore familiare che sono emersi attraverso tavole di lavoro tra avvocati e mediatori, appunto, svoltesi in alcuni capoluoghi dell’Emilia Romagna e che hanno portato ad una proficua relazione attraverso la realizzazione di protocolli d’intesa:

  • Il mediatore non deve essere avvocato e l’avvocato non può fare il mediatore. E’ molto importante che la figura professionale dell’avvocato e del Mediatore siano ben distinte al fine di realizzare tali obiettivi. Mediatore ed avvocato, pur collaborando nei termini degli invii e della tregua legale, rimangono comunque due ambiti autonomi, con l’assoluta riservatezza per quanto concerne il percorso di mediazione familiare.
  • La mediazione si può svolgere nella fase della cosiddetta “tregua legale” durante la quale vi è attenzione degli avvocati a non intraprendere azioni legali e a sospendere ogni intervento giudiziale per dare la possibilità ai due genitori di individuare accordi il più soddisfacenti possibili per la gestione dei loro figli.
  • Nel rispetto della separazione dei ruoli, il mediatore pertanto, si dovrà astenere dal dare consigli legali o proporre una sistemazione globale della separazione che riguardi la tutela dei diritti di tutti i membri della famiglia. Dovrà al contrario preparare il terreno affinchè i due genitori separandi possano, per quanto possibile, pervenire serenamente e in modo costruttivo ad un accordo che sarà proposto in concreto e negoziato dai rispettivi legali.
  • L’avvocato porterà attenzione e rispetto sulle decisioni prese in mediazione familiare soprattutto dopo l’approvazione della separazione dei due ruoli (avvocato e mediatore) e la necessità di non confonderli.
  • Condizione imprescindibile per lo svolgimento del lavoro del mediatore è che non si strumentalizzi da parte dei legali il ricorso al medesimo e che il vissuto degli incontri di mediazione non possa essere utilizzato in giudizio. Il set del mediatore deve essere quanto più possibile avvertito come tutelante da parte della coppia che deve poter rivolgersi al professionista mediatore con la libertà che non avrebbe se vi fosse la possibilità che quello che dice in quella sede potesse essere utilizzato dall’altro. In questo l’avvocato, che riconosca e apprezzi il lavoro di mediazione come valido supporto al proprio cliente, ha il compito non sempre facile di sottrarsi a certe richieste del cliente che cerchi di invalidare il lavoro di mediazione pretendendo di riportarne contenuti da riversare in giudizio.
  • Nell’ottica del servizio multidisciplinare ai propri clienti, è importante un rapporto di invio reciproco tra mediatori e avvocati. Risulta fondamentale che il legale metta a conoscenza il cliente, sin dal primo colloquio, della esistenza e della specificità della mediazione familiare, incoraggiando il ricorso a questa risorsa, laddove ne ravvisasse la opportunità. Di contro, anche il mediatore deve incoraggiare il genitore che ne fosse sprovvisto a rivolgersi ad un legale per meglio poter comprendere i propri diritti, per essere tutelato e poter decidere in piena consapevolezza.

In quest’ottica la mediazione familiare si definisce, appunto, integrata, L’integrazione e la dialettica tra due professionalità e due punti vista (quello della consulenza sul piano affettivo-relazionale e quello della consulenza sul piano giuridico) rende più efficace la realizzazione concreta del principio di bigenitorialità tutelato dalla l. 54/2006 con l’introduzione dell’affido condiviso.

Inoltre, permette la realizzazione di una CONSENSUALITA’ REALE ed una RESPONSABILITA’DELLA SCELTA: la realizzazione di accordi realmente condivisi tra i partners si inserisce in una cultura più garantista e in sintonia con la cultura della scelta, in quanto un consenso non basato sulla reale concertazione, è un consenso “fittizio”, e, perciò debole. In tal senso la mediazione familiare è un  percorso che non si pone in alternativa a quello legale, bensì lo completa.

Il professionista che fornisce ai propri clienti la possibilità di un percorso integrato, garantisce una maggiore qualità dei suoi servizi e maggiore soddisfazione rispetto al risultato finale.

Studio di Mediazione familiare
Simonetta guaglione
via A. Baldraccani 31
47121 Forlì
cell. 339.3638941

si riceve su appuntamento

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